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E’ uscita la nuova canzone ed il nuovo video de Il Pagante: Faccio After. La canzone verrà presentata ufficialmente, in anteprima nazionale, al Limelight di Milano il giorno Sabato 15 Novembre (clicca per maggiori info sull’evento: Sabato Il Pagante Limelight Milano)

 

 

Informazioni su Il Pagante:

Pronunciato da G.P. in una scherzosa frase di accusa verso F.C.R., il quale cercava di giustificare l’ampolloso e inappropriato utilizzo di uno pseudo ciondolo portachiavi al collo, è il participio presente del verbo pagare, che con l’uso è divenuto un sostantivo. Nato casualmente per indicare il concetto del pagamento dell’ingresso in discoteca, ha poi assunto un significato più ampio: oggi il termine “pagante” vuole contraddistinguere un genere di persone che, pur inconsapevoli, appartengono a un insieme in cui l’unico valore è l’omologazione.
Il pagante è senza dubbio un personaggio appartenente all’epoca moderna e l’essere “pagante” è diventato per molti, consapevolmente e inconsapevolmente, una mentalità e uno stile di vita. Il “pagante” è colui che ragiona secondo la moda del momento, che ricerca nel suo atteggiamento non originalità e indipendenza, ma somiglianza con modelli falsi e reboanti. Dal momento del suo primo utilizzo, l’accezione “pagante” ha perciò contraddistinto il classico ragazzo milanese dai 14 ai 25 anni che, ignaro del proprio reale potenziale intellettivo, affida se stesso a vestiti, usanze, termini, comportamenti che egli pensa lo rendano sicuro, ma non fanno altro che privarlo del suo potenziale creativo.
Il pagante si riconosce subito; entrando nello specifico, egli sceglie, per esempio, i suoi vestiti non secondo un gusto personale, ma secondo il gusto del momento. “Nike Air Max”, “Nike Air Force” felpa e o camicia “Abercrombie&Fitch” , jeans che non potranno mai essere di marche diverse da “Volcom”, “Iuter”, “Aiko” o pantaloni della tuta targati “Adidas”, “Frankie Garage”, cintura rigorosamente acquistata da “Pleasures” (che con “Amedeo D” rappresenta il punto di riferimento principale del pagante in fatto di vestiario), mutande in vista anche queste targate “Pleasures”, maglietta attillata di brand quali “Abercrombie&Fitch”, “Aiko”, “Destroy Everything”, felpa delle stesse firme solitamente con cappuccio (i più “estremisti” tengono il cappuccio alzato sul capo, senza coprirlo del tutto, in modo da annullare l’uso pratico del cappuccio, riducendo il suo utilizzo ad una funzione meramente d’immagine), giacca solitamente di piuma, la più in voga è senz’altro il cosiddetto “bomber” di marche quali “The North Face” e “Alcott”. Il “pagante”, poi, non può non fornirsi di accessori quali i celeberrimi “Snake” sia al collo sia al braccio, anelli in più dita della mano, cuffie da dj mai utilizzate, sempre al collo l’immancabile pseudo ciondolo al quale dovrebbero essere attaccate chiavi, spesso inesistenti, di moto e motorini e tanti altri piccoli particolari che non si descriveranno in questa sede.
Ma il conformismo del “pagante” non si limita al vestire, investe ogni singolo aspetto della vita di questo (il lettore vorrà scusare l’espressione forse forte, ma a nostro avviso appropriata) “gregge umano”. Il “pagante” non sa adeguarsi al proprio ambiente circostante, ambienti pubblici (es: discoteca, il centro di una città) privati (es: la classe scolastica, la propria famiglia) ma anche figurati (es: facebook). Questo suo senso d’inadeguatezza lo porta a cercare d’imporre il proprio lato “cattivo” e o ribelle: è così che il pagante si rivolge ai suoi simili con appellativi quali “zio”, “frà”, “frateee”, “socio”, “bro”, cammina in un modo caratteristico che pare essere l’incrocio tra l’andatura di un gorilla poco cresciuto e quella di un lottatore di boxe poco vincente (per intenderci, il palmo della mano non è parallelo alle gambe, ma perpendicolare e lo sguardo si rivolge minaccioso a chiunque incontri). Il “pagante” è, insomma, un esibizionista. Tuttavia, inconsciamente, la sua esibizione non è dettata da un’autocelebrativa sicurezza di sé, ma dal proprio senso d’inadeguatezza nei confronti di una società respingente. L’origine di tale fenomeno è da ricercarsi nel fascino che il cosiddetto “zarro” suscita nei paganti. Spesso giovani di buona famiglia, i paganti sono attratti da coloro che sono considerati cattivi, forti, potenti e affermati. L’espressione più in voga utilizzata dai “paganti” per indicare tali personaggi è “fare brutto”. A nostro avviso non potrebbe esserci accezione più azzeccata per indicare tale atteggiamento. Infatti, se presa letteralmente, significa proprio “rendere brutto”, ed è proprio questo ciò che un insieme di valori conformistici porta: l’abbruttimento morale, intellettivo, e anche fisico.
Tale fenomeno culturale, qualora lo si analizzi anche da un punto di vista antropologico, non ha però a nostro avviso solo una valenza negativa. Il “pagante” rappresenta, paradossalmente e inconsapevolmente, non solo un esempio di conformismo fine a se stesso, ma un conformismo che, proprio in quanto fondato sul “cattivo” e su un concetto di una pseudo ribellione, ha, forse, il fine di distaccarsi da una società fatta di gente che i paganti stessi definirebbero “pettinata”. Qualunque sia il suo reale intento, il “pagante” non potrà mai saperlo, perché, troppo concentrato sulla propria immagine e sulla taglia delle sue costose magliette, non si preoccupa del suo reale potenziale creativo, diventando non più un uomo, ma una macchina.

Precisiamo che l’aggettivazione “pagante” non mira a INSULTARE o GIUDICARE nessuno, vuole solo contraddistinguere un atteggiamento ormai ben consolidato e affermato nella società postmoderna milanese.

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